Pollock, Rothko, Kline e de Kooning la scuderia Guggenheim a Vercelli

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Pollock, Rothko, Kline e de Kooning la scuderia Guggenheim a Vercelli

Messaggio  Fax AdM il Mar Dic 02, 2008 11:24 am

"Io ero l'autentica donna emancipata, facevo tutto, ero tutto. Ero assolutamente libera dal punto di vista finanziario, emotivo, intellettuale e sessuale". Così amava ricordarsi Peggy Guggenheim, la nipote di Solomon, figlia di quel Benjamin morto affondato col Titanic, che nella tradizione di famiglia facoltosa e illuminata, continuò l'impresa dell'arte. E fu collezionista arguta e rivoluzionaria, l'indomita e ribelle collezionista di artisti astratti e surrealisti, dalle idee completamente diverse da quella Hilla Rebay, la baronessa tedesca musa dello zio che invece puntava a Picasso, Matisse e Kandinskij. Era stato Samuel Beckett a insistere perché Peggy si interessasse all'arte contemporanea perché era una "cosa viva", ed era stato Marcel Duchamp a introdurla nell'ambiente artistico e ad insegnarle "la differenza tra arte astratta e arte surrealista". E nell'ottobre del 1942, Peggy apriva nel cuore di New York la sua Art of This Century, un museo-galleria sulla West 57th street, concepito dall'architetto visionario Frederick Kiesler, "un luogo magico accattivante, quasi scandaloso rispetto ai canoni espositivi tradizionalisti americani, dove avviene quella che potrebbe essere definita a pieno diritto la vera impollinazione delle avanguardie", racconta Luca Massimo Barbero che cura la mostra "Peggy Guggenheim e la nuova pittura americana", in scena fino al 1 marzo nello spazio espositivo Arca, nell'ex chiesa di San Marco, seconda tappa di una trilogia espositiva che vuole essere una biografia per immagini della grande mecenate.

Nella galleria newyorkese di Peggy, infatti, "luogo - come avverte Barbero - in cui le pareti sono curve, le sedie hanno forme scultoree, i quadri sono appesi a stand girevoli, in cui si sentono musiche e si interagisce con l'opera stessa, avviene l'incontro tra ciò che Peggy Guggenheim considera già la grande avanguardia europea e i nuovi artisti americani". Lo spazio lancerà artisti come Mark Rothko, Robert Motherwell, Willem de Kooning, Franz Kline, Hans Hofmann, Clyfford Still. E soprattutto Jackson Pollock, che, come disse la stessa Peggy, fu la sua "impresa più onorevole". Si dice che fu Motherwell a presentare Pollock a Peggy. In realtà, fu addirittura Mondrian, che convinse la signora del grande talento dell'artista del Wyoming.

E' proprio il rapporto innovatore e coraggioso tra Peggy Guggenheim e la pittura di Pollock a fare da prologo al percorso espositivo che tocca una ventina di artisti della New York School, culla dell'Action Painting, dell'espressionismo astratto, del surrealismo morfico. Si incontrano "La donna luna" del 1942, "Due" (1943-1945), "La foresta incantata" (1947), "Grigio dell'Oceano" (1953), "Numero 18" (1950), "Argento verde" (1949 ca.), saggi di un febbricitante dripping, lo sgocciolamento con cui ha trasfigurato l'estetica pittorica.

Fu Peggy, nella Manhattan dei primi anni Quaranta, a scovare quel pittore animato di lucido delirio, che lavorava in uno stato di continua eccitazione, che non abbandonava mai la bottiglia d'alcool, spossato dall'angoscia e dall'ansia, reso febbricitante dall'estasi del dipingere mentre ascoltava musica jazz, Strawinskij e John Cage. Fu lei la prima a commissionargli un grande dipinto per la sua casa di New York (una tela da due metri e mezzo per sei). La prima a farlo esporre e a passargli uno stipendio mensile. La prima a portare una sua mostra in Europa, a presentare i capolavori di Pollock a Venezia, con la storica rassegna del '50 al Museo Correr in contemporanea con l'esposizione nel padiglione americano della Biennale. "Finché non lasciai l'America, e cioè dal 1943 al 1947, mi dedicai a lui. Pollock era un tipo difficile. Ma aveva anche un lato angelico. Era come un animale in gabbia che non avrebbe mai dovuto lasciare il Wyoming, dov'era nato", racconterà la mecenate.

E con Pollock, ecco la violenza gestuale di Willem de Kooning, l'olandese volato negli Stati Uniti, capace di recuperare nella convulsa esecuzione pittorica allusioni ad un mondo antropomorfo stralunato con una materia pittorica densa e fitta. Ecco il tedesco Hans Hofman, cresciuto sotto la lezione di Matisse, ma trasfigurato dall'avventura astratta sullo sfondo di New York, costruita su un impasto denso e di raffinata esecuzione, legato alla sua famosa teoria sul colore del "push and pull", basata sul contrasto delle cromie. Arshile Gorky, sopravvissuto al genocidio armeno ed emigrato negli Stati Uniti, che approda ad una ricerca gestuale dopo aver metabolizzato i modelli europei di Cézanne e Picasso. Sam Francis, che visse a lungo in Europa, fomentato dalle suggestioni dell'impressionismo maturo di Monet che rivisita all'interno delle influenza della New York School New York School. Franz Kline, con i suoi gesti atletici, con le forme scatenate delle pennellate, prima nere su fondo bianco in un senso angosciante della condizione dell'uomo nel cosmo.

E il russo-americano Mark Rothko, genio illuminato e lirico dell'espressionismo astratto forgiato alla New York School d'epoca postbellica che dell'astrattismo ha fatto una poetica di elegante virtuosismo cromatico e impeccabile combinazione di piani scenici, come a voler tradurre in una sintesi personalissima, fatta di pura e lirica astrazione, il Rinascimento italiano, la sua più grande passione. Persino un Charles Pollock, fratello di Jackson, originale e inaspettata sorpresa di questa mostra

Notizie utili - "Peggy Guggenheim e La Nuova Pittura Americana", dal 21 novembre al 1 marzo, Arca - Chiesa di San Marco, Piazza San Marco, 1. Vercelli.
Orari: da lunedì al venerdì: 14-19, sabato e domenica: 10-20
Ingresso: Intero €8, ridotto €6.
Informazioni: tel. 02542754, www.guggenheimvercelli.it
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Re: Pollock, Rothko, Kline e de Kooning la scuderia Guggenheim a Vercelli

Messaggio  Fax AdM il Mar Dic 02, 2008 11:36 am


Jackson Pollock, Il grigio dell'oceano (Ocean Greyness), 1953


Jackson Pollock, Senza titolo CR-565, 1940 circa


Jackson Pollock, Foresta incantata (Enchanted Forest), 1947


Jackson Pollock, La donna luna (The Moon Woman), 1942


Hans Hofmann, Il cancello, 1959-60


Hans Hofmann, Senza titolo, 1942 circa


Arshile Gorky, Senza titolo, Estate 1944


Richard Pousette-Dart, L'atomo. Un mondo unico (The Atom One World), 1947-48


Mark Rothko, Senza titolo, 1947


Willem de Kooning, Composizione (Composition), 1955


Willem de Kooning, Senza titolo, 1958


Jackson Pollock, Senza titolo (Argento verde) [Untitled(Green Silver)], 1949 circa


Peggy Guggenheim e Jackson Pollock davanti a Mural (Murale) (1943, University of Iowa Museum of Art), ingresso della casa di Peggy al 155 East 61st Street, New York, 1946 circa. Foto di George Karger. Courtesy Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York


Jackson Pollock mentre lavora ad un'opera nel suo studio. Foto di Martha Holmes

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