Ecco la Conversione di Saulo: il Caravaggio della discordia

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Ecco la Conversione di Saulo: il Caravaggio della discordia

Messaggio  Fax AdM il Gio Nov 20, 2008 1:12 pm

L'8 luglio 1600 monsignor Tiberio Cerasi acquista in S. Maria del Popolo un piccolo sacello per farne la propria cappella funeraria. Subito dopo mette sotto contratto il miglior architetto su piazza, Carlo Maderno, cui chiederà di ampliare il modesto ambiente, e ingaggia i due artisti il cui nome è sulla bocca di tutti: Annibale Carracci, che è in assoluto il pittore di maggior prestigio, e Michelangelo da Caravaggio, l'astro emergente.

Cerasi commissiona ad Annibale il quadro principale, una pala d'altare con l'Assunta, e al Caravaggio i due laterali, uno con la Crocifissione di San Pietro, l'altro con la Conversione di Saulo. Nel contratto, stipulato il 24 settembre 1600, il pittore s'impegna, per un compenso di 400 scudi, a consegnare entro otto mesi i due quadri, entrambi eseguiti su tavole in legno di cipresso. In realtà, nel novembre 1601, circa sei mesi dopo il previsto termine di consegna, il pittore ottiene un compenso di solo 300 scudi, non per due tavole ma per due tele di ugual soggetto, che sono poi quelle, celeberrime, che tuttora fiancheggiano l'Assunta di Carracci nella Cappella Cerasi.

Perché questo cambiamento? Una prima risposta, che ci fornisce uno spicchio di verità mescolato a una menzogna, ce la offre il pittore e biografo Giovanni Baglione, che detestava il Caravaggio perché sovrastato dal suo talento e sferzato dal suo aperto dileggio. Secondo lui, al committente non piacquero le tavole del Merisi, che fu costretto a sostituirle con le due tele, riuscendo però a venderne la prima redazione al cardinal Sannesio. La menzogna, come ha chiarito il compianto Luigi Spezzaferro, riguarda il presunto rifiuto del committente. Il resto, però, risponde a verità: e infatti, sia pure dopo molte peripezie che l'hanno portata prima in Spagna, poi a Genova ed infine nella collezione Odescalchi a Roma, la versione su tavola della Conversione di Saulo è saltata fuori nel secolo scorso. E non è detto che, prima o poi, non emerga pure il suo pendant (anch'esso in Spagna?).

Ma veniamo alla tavola Odescalchi, che ora è offerta all'ammirazione dei milanesi in Palazzo Marino. Nessuno ormai più dubita che sia un capolavoro del Caravaggio, ma quando Argan la pubblicò nel 1943, tanti studiosi si rifiutarono di accettarla come tale, tanto essa appare lontana e diversa dalla seconda versione. Poi, abbastanza rapidamente, si ricredettero, ma rimanevano forti perplessità di ordine cronologico. Com'era possibile che nel breve giro di un anno e mezzo l'artista avesse potuto concepire ed eseguire due versioni così estranee l'una all'altra? La prima è esagitata, tumultuosa, con quello spazio compresso in cui si affollano le figure, intersecandosi e pigiando l'una contro l'altra: il cavallo imbizzarrito, il vecchio armigero che si difende rivolgendo la spada contro una minaccia per lui invisibile, e quel Cristo che sbuca da uno squarcio di cielo striato da nubi violacee, irrompendo in modo così tangibile da spezzare il ramo di un albero e atterrare Saulo che, abbacinato, si copre il volto con le mani. La seconda versione è invece così silente e bloccata da aver indotto il Bellori a rimproverarle di essere un'"historia affatto senza attione", con quell'interno buio e quello svolgimento immobile e sospeso, dominato da tre sole figure. Cristo è scomparso, sostituito dalla luce della sua grazia, che fa emergere dal buio, esaltandolo, il magnifico corpo del cavallo pezzato e piove sulla fronte aggrottata dello scudiero; entrambi sono quieti e inconsapevoli del miracolo; a terra, Saulo non oppone resistenza, allarga le braccia e si arrende alla luce che solo lui ha folgorato, solo a lui si rivela.

Oggi, però, i contorni della vicenda si sono fatti più nitidi: sappiamo che non fu Cerasi a rifiutare la prima versione, perché era già morto nel maggio del 1601 e nel novembre, quando il Caravaggio fu pagato dai suoi eredi, la cappella era ben lungi dall'esser completata.
Un codicillo di quel pagamento chiarisce, infatti, che il pittore non era tenuto a consegnare i quadri subito, ma solo quando ne fosse stato richiesto. Se a ciò si aggiunge che le tele furono sistemate nella cappella solo nel 1605, tutte le tessere del puzzle combaciano se si formula la seguente ipotesi: la prima versione riflette un Caravaggio che non ha ancora maturato pienamente quel suo stile, asciutto e rivoluzionario, con cui sembra voglia bloccare l'azione nel suo divenire, facendola emergere dall'ombra e folgorandola.

Il suo fu dunque un autorifiuto: egli trovò il modo di rivendere le due tavole che non erano più in sintonia con le idee che andava maturando ed ebbe a disposizione tutto il tempo per approntare le due nuove tele. Tele che, oltre tutto, poté adattare molto meglio alla loro infelice collocazione nello spazio angusto di una cappella lunga e stretta, incendiandone i colori e facendone sbalzare dal buio le forme disposte lungo direttrici oblique, concepite in funzione della visuale dello spettatore. E infine, poté adeguarne l'iconografia alla teoria agostiniana della rivelazione individuale attraverso l'illuminazione della grazia. Il che non guastava certo, essendo il quadro destinato ad una chiesa officiata da agostiniani.

(fonte: milano.repubblica.it)

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Re: Ecco la Conversione di Saulo: il Caravaggio della discordia

Messaggio  Fax AdM il Gio Nov 20, 2008 1:45 pm


La "Conversione di Saulo", su tavola

In dettaglio:










E' arrivato a Milano dalla casa romana della principessa Odescalchi, che ne è la proprietaria, "La conversione di Saulo" di Caravaggio. Resterà esposta fino al 14 gennaio nella sala Alessi di Palazzo Marino. Assicurato per circa 60 milioni di euro, ha viaggiato sotto scorta armata dalla capitale alla Lombardia: sarà conservato nella vetrina che fu messa a punto quattro anni fa per la Gioconda.


Cappella Cerasi: la "Conversione di Saulo", su tela


Cappella Cerasi: la "Crocifisisone di San Pietro", su tela

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Re: Ecco la Conversione di Saulo: il Caravaggio della discordia

Messaggio  Giurock il Gio Nov 27, 2008 1:30 pm

In effetti la prima conversione di Saulo è "molto luminosa" per essere un Caravaggio, però vista bene ha tutti gli elementi tipici della pittura del Caravaggio. Questi corpi che vengono messi in risalto grazie alla luce che illumina prepotentemente i protagonisti della vicenda.
Sinceramtnete non conoscevo la prima tela, mentre avevo studiato a scuola le altre due. A me piace molto.

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Re: Ecco la Conversione di Saulo: il Caravaggio della discordia

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