PFM canta De André: "Lo facciamo per chi non c'era, trent'anni fa"

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PFM canta De André: "Lo facciamo per chi non c'era, trent'anni fa"

Messaggio  Fax AdM il Mer Nov 12, 2008 1:40 pm

L'11 gennaio ricorre il decennale della morte, e nel ricordo di Fabrizio De André si affastellano come prevedibile le più diverse iniziative discografiche ed editoriali. Ma la PFM, che venerdì 14 pubblica un cd/dvd con le canzoni di "Faber" riproposte negli arrangiamenti originali concepiti per lo storico tour 1978/79, non può essere accusata di arrivare in ritardo né tanto meno di millantato credito, ché la memoria di quell'esperienza la tiene viva già da anni. Ne sono passati trenta, da quello storico incontro suggellato in Sardegna davanti a una bottiglia di vermentino, "e per noi è come chiudere un cerchio" spiega Franz Di Cioccio. "Volevamo resettare l'hard disk della memoria, far capire a chi allora non c'era cosa hanno significato quei concerti. Perché un conto è sentirsi i dischi sull'impianto di casa, un altro è vivere la musica dal vivo con il cuore e lo stomaco che pulsano e la band che ti sta davanti. Oltretutto non esiste un filmato ufficiale di quel periodo: Fabrizio, che non era abituato a cantare davanti a settemila persone, non ne voleva sapere di essere ripreso dalle telecamere. Solo Guido Harari, biografo ufficiale della tournée, era così discreto da riuscire a immortalarlo con la sua macchina fotografica ".

Quell'atmosfera speciale rivive ora in "PFM canta De André", testimonianza di un concerto registrato il 29 marzo di quest'anno al Teatro Comunale Maria Caniglia di Sulmona ("la patria del confetto", spiega Franz, "e dunque il posto adatto per un matrimonio artistico come quello tra noi e Fabrizio, che non tutti all'epoca videro di buon occhio"). Di Cioccio e Franco Mussida, unici PFM titolari rimasti in campo insieme a Patrick Djivas (con loro lo "special guest" Lucio Fabbri, Piero Monterisi alla batteria e Gianluca Tagliavini alle tastiere), si assumono il gravoso compito di sostituire la voce insostituibile di De André ma non ne sembrano troppo preoccupati: "Abbiamo metabolizzato il maestro, ne siamo diventati gli interpreti. Ed è bello immaginare che dove finiscono le nostre dita, ricomincia Faber. Abbiamo cercato di conservare l'ironia e il senso ludico di quel tour, che fu anche molto divertente", ricorda Di Cioccio. "Le sue canzoni", aggiunge Mussida, "noi le avevamo reimmaginate, più che riarrangiate. 'La canzone di Marinella' aveva la cadenza di un funerale e noi la trasformammo in una fiaba leggera. Permetterci di farlo fu un grande atto di fiducia e di condivisione artistica da parte sua". Soprattutto perché a fine anni '70 il mondo dei cantautori e quello del rock non si frequentavano affatto e in molti - case discografiche, giornalisti, anche una parte del pubblico -non presero bene quell'unione sacrilega. "Nel '78 in giro si respirava ancora un'aria di tensione e di contestazione. Noi decidemmo di cavalcarla, quella rabbia, facendo vivere la musica di contrasti. Volevamo dimostrare che quel progetto avrebbe lasciato un segno, ed è grazie anche al clima di allora, probabilmente, che quella musica ha continuato a vivere nel tempo".

"Quel che più sorprende di De André", riflette Djivas, "è la sua immortalità. Fabrizio è come Beethoven, e l'accostamento non suoni blasfemo: un amico che continua a farci compagnia. Una parte del merito, lasciatemelo dire, è anche nostra. Quando riuscimmo a convincerlo a venire in tour con noi lui si era ritirato dal giro, aveva deciso di non fare più dischi né concerti. Quell'esperienza gli ridiede fiducia, risvegliò la grande musicalità che era in lui. Tanto che le cose migliori le ha fatte dopo. Dopo il successo di quel tour avremmo voluto riprendere a far concerti in estate: ma proprio allora Fabrizio e Dori Ghezzi vennero rapiti..." E poi? Non ci furono altre occasioni? "No, dopo 'Suonare suonare' la PFM aveva ripreso a pieno ritmo mentre De André era alla ricerca di nuove esperienze. Dovevamo fare insieme un concerto del 1° maggio, all'ultimo momento lui si ritirò perché non se la sentiva di cantare davanti a tutta quella gente. Abbiamo suonato insieme ancora una volta, però: mezz'ora a Bologna, un concerto benefico per i terremotati a cui partecipavano anche Dori, Dalla e Guccini". "Una sera a cena glielo chiesi direttamente: perché non rifare qualcosa insieme?", confessa Mussida. "E lui mi rispose che avevamo già fatto qualcosa di bellissimo, non c'era altro da aggiungere". "Era scaramantico, Fabrizio", spiega Di Cioccio. "Per lo stesso motivo non volle mai conoscere Brassens, aveva paura di rimanere deluso".

Djivas confessa un altro rimpianto: "Qualche anno dopo avremmo dovuto tenere due concerti insieme a Lucio Battisti, uno a San Siro e l'altro a Roma, ma poi per tante ragioni non se ne fece niente. Peccato, se c'è un altro artista italiano, oltre a Fabrizio, che merita l'immortalità, quello è proprio Lucio". "Beh, non sarebbe stato facile comunque", scherza Mussida. "I nostri amici della Formula 3 non l'avrebbero presa bene...".

Non l'ha presa troppo bene neppure Massimo Bubola, che alle sue canzoni per e con De Andrè dedica un disco in uscita e forse per questo alla PFM non ha concesso i diritti di sincronizzazione audiovisiva per il dvd: dove immagini e audio di "Zirichiltaggia" e "Volta la carta", le due canzoni da lui co-firmate, vengono presentate separatamente, audio senza immagini da una parte, video senza suoni dall'altra. "Non vogliamo fare polemiche", replica la PFM, "diciamo che l'autore ha esercitato un suo diritto. Con un po' di imnmaginazione suoni e immagini potete sincronizzarli voi. E poi oggi c'è la tecnologia che aiuta, per chi vuole farlo è un gioco da ragazzi...".

(fonte: www.rockol.it)

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